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	<title>Angelo Giuffrida</title>
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	<description>Welcome in my blog</description>
	<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 16:27:06 +0000</pubDate>
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		<title>Se si perde Google è finita!</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 19:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Riporto una notizia letta su corriere.it che mi ha fatto sorridere parecchio, l&#8217;immagine sotto parla da sola, praticamente l&#8217;autista di una di tre macchine, che stavano monitorando per Google e la sua applicazione  Streetview un paese in Olanda, è sceso dall&#8217;auto mentre parla al telefono per consultare una mappa cartacea della città.
Certo che se a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto una notizia letta su corriere.it che mi ha fatto sorridere parecchio, l&#8217;immagine sotto parla da sola, praticamente l&#8217;autista di una di tre macchine, che stavano monitorando per Google e la sua applicazione  Streetview un paese in Olanda, è sceso dall&#8217;auto mentre parla al telefono per consultare una mappa cartacea della città.</p>
<p>Certo che se a perdersi sono coloro che stanno tracciando tutte le strade del mondo penso proprio che siamo davvero rovinati!<a href="../wp-content/uploads/2010/10/si-perdeno-le-macchine-di-google.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-152" title="si-perdeno-le-macchine-di-google" src="../wp-content/uploads/2010/10/si-perdeno-le-macchine-di-google-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
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		<title>Sono gli italiani i campioni di Facebook</title>
		<link>http://www.angelogiuffrida.it/2010/10/19/sono-gli-italiani-i-campioni-di-facebook/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 18:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono questi i risultati di uno studio che pone gli italiani in cima alla classifica del tempo di permanenza medio mensile sul noto social network, 6 ore e 27 minuti al mese questo il dato che ci permette di stare avanti agli stati uniti ( 6 ore circa) e alla Francia con le sue 4 ore e 12 minuti ogni 4 settimane.</p>
<p>Il dato risulta ancora più<a href="../wp-content/uploads/2010/10/065510885-4454d2fe-a236-4a21-a329-7660b295e6f2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-147" title="Facebook e l'italia" src="../wp-content/uploads/2010/10/065510885-4454d2fe-a236-4a21-a329-7660b295e6f2.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> eclatante se si pensa che nel 2003 il tempo medio passato sui social network non superava i 15 minuti <span class="adv adv-middle-inline" style="display: none;"> </span> al mese, per arrivare a tre ore e mezzo nel 2008, fino alle 5 ore e oltre del 2010, come media mondiale.</p>
<p>Le stastiche evidenziano una prevalenza  numerica di uomini anche se sono poi le donne e le ragazze dai 15 ai 35 anni a passare più tempo in connessione, quelle che si aprono di più, raccontano di se stesse e  dei loro sentimenti, diventando così anche i soggetti più vulnerabili  del social network.</p>
<p>Il rischio come spiega molto chiaramente Giuseppe Riva, docente di Psicologia della comunicazione all&#8217;università Cattolica di  Milano, è quello, soprattutto per  i giovanissimi nati con Facebook,mdi confondere il vero e il  virtuale, con conseguenze anche drammatiche. Senza contare quante tracce  di sé si lasciano inconsapevolmente con un profilo su Facebook,  offrendo ad altri la possibilità di conoscerci anche al di là di quanto  avremmo voluto.</p>
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		<title>Le sigarette fanno male ai computer!!!</title>
		<link>http://www.angelogiuffrida.it/2009/11/24/le-sigarette-fanno-male-ai-computer/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:53:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Con questa singolare notizie torno a scrivere sul blog dopo un pò di tempo&#8230; è proprio questa strana motivazione che hanno ricevuto da Apple due ignari clienti che hanno il vizio di fumare davnti al computer. Sapevo che il fumo passivo facesse male ma nn pensavo fino a questo punto&#8230;. la motivazione ufficiale: &#8220;contaminazione da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/11/sigarette-e-pc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-132" title="sigarette-e-pc" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/11/sigarette-e-pc.jpg" alt="" width="230" height="172" /></a>Con questa singolare notizie torno a scrivere sul blog dopo un pò di tempo&#8230; è proprio questa strana motivazione che hanno ricevuto da Apple due ignari clienti che hanno il vizio di fumare davnti al computer. Sapevo che il fumo passivo facesse male ma nn pensavo fino a questo punto&#8230;. la motivazione ufficiale: &#8220;contaminazione da fumo&#8221;&#8230;. una trovata dell&#8217;Apple davvero singolare ma da un punto tecnico trova una sua valida motivazione in quanto a parte la puzza e la polvere, l&#8217;accumulo di catrame è in grado mandare in tilt il pc.</p>
<p>Apple si è addirittura rifiutata di riparare i pc &#8220;incirminati&#8221; anche a pagamento al fine di prevenire i rischi derivanti dal fumo passimo ai suoi tecnici.</p>
<p>La scelta di Apple può risultare più o meno condivisibile (io sono pienamente d&#8217;accordo) anche se sembra davvero un assurdo&#8230;..</p>
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		<title>L&#8217;alta velocità non solo sulle rotaie</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 21:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E di ieri, 2 marzo 2009, la notizia del nuovo record ottenuto al politecnico di Lyngby, in Danimarca, di velocità delle comunicazioni. Si è superato il limite, che fino a poco tempo addietro sembrava irraggiungibile, del “terabit&#8221;, ossia la possibilità di trasmettere dati a 1.000 gigabit al secondo. Una performance che fa paura. Per capire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/03/alta-velocita-internet2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-125" title="alta-velocita-internet2" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/03/alta-velocita-internet2.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>E di ieri, 2 marzo 2009, la notizia del nuovo record ottenuto al politecnico di Lyngby, in Danimarca, di velocità delle comunicazioni. Si è superato il limite, che fino a poco tempo addietro sembrava irraggiungibile, del “<strong>terabi</strong>t&#8221;, ossia la possibilità di trasmettere dati a 1.000 gigabit al secondo. Una performance che fa paura. Per capire meglio la velocità in questione basti pensare a circa cinquantamila volte alle connessioni più veloci messe a disposizione dai provider commerciali. Velocità che potrebbe permettere di scaricare <strong>80</strong> film al secondo su un dvd.</p>
<p>Leif Katsuo Oxenlowe, responsabile del progetto, ha affermato con orgoglio: &#8220;Abbiamo battuto ogni record mondiale&#8221;, ribadendo l&#8217;importanza dei risultati ottenuti nel momento in cui la comunicazione via internet sta crescendo del 60% ogni anno. Una impennata del traffico dovuta, tra l&#8217;altro, alla digitalizzazione di massa di Paesi come la Cina e alla diffusione di servizi come la webTV.</p>
<p>Per semplificare, basta fare qualche altro confronto: la massima velocità che possono toccare le reti locali più recenti, le LAN, è di un gigabit, l&#8217;attuale infrastruttura della rete Internet tocca il limite dei 10 gigabit al secondo, mentre un&#8217;azienda canadese ha appena presentato una nuova generazione di prodotti in grado di raggiungere velocità di trasmissione dai 40 ai 100 gigabit al secondo.</p>
<p>L&#8217;alta velocità si ottiene per mezzo di particelle di luce (fotoni) incanalate in una fibra ottica. I giapponesi, da tempo, avevano provato a sfondare la soglia del terabit senza riuscirci e avevano sospeso le ricerche nel 2004. Il record mondiale, in essere fino a ieri, era di 640.000 bit al secondo e solo cinque laboratori nel mondo sono stati in grado di realizzarlo.</p>
<p>In scenari così rapidi sembra assurdo pensare a soli 10 anni addietro quando si muovevano i passi con i primi modem a 56K e ci si scambiava i dati in floppy disk da 1,4mb.</p>
<p><a href="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/03/alta-velocita-internet.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-124" title="alta-velocita-internet" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/03/alta-velocita-internet-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Alla luce delle velocità che sono state raggiunte in questo nuovo record del mondo, una domanda mi sorge spontanea: perchè l&#8217;uomo invece di utilizzare le innovazioni tecnologiche per migliorare la qualità delle proprie giornate le utilizza per peggiorare ulteriormente il proprio <strong>stress</strong>? Immagino già gli impiegati del 2020 a lavorare con pc super veloci che non verranno utilizzati per fare le stesse cose in minor tempo ma per fare migliaia di cose in più nello stesso tempo&#8230;..</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come promuovere la propria Azienda in un 2009 di forte crisi?</title>
		<link>http://www.angelogiuffrida.it/2009/02/16/come-promuovere-la-propria-azienda-in-un-2009-di-forte-crisi/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 09:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Questa è una delle più frequenti domande che si saranno posti i responsabili marketing e in generale gli imprenditori italiani.
In un momento come quello attuale credo, e i dati sono dalla mia parte, che internet rimane il miglior canale di promozione aziendale a qualsiasi livello.
Perché scegliere il web per promuoversi in un momento di crisi? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-116 alignleft" title="hot-red-google-logo" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/02/hot-red-google-logo-300x158.gif" alt="" width="300" height="158" />Questa è una delle più frequenti domande che si saranno posti i responsabili marketing e in generale gli imprenditori italiani.</p>
<p>In un momento come quello attuale credo, e i dati sono dalla mia parte, che internet rimane il miglior canale di promozione aziendale a qualsiasi livello.</p>
<p>Perché <strong>scegliere il web</strong> per promuoversi in un momento di crisi? Vi spiego il mio punto di vista con alcuni punti rilevanti:</p>
<p>1. Nel 2009 si prevede un taglio dei costi un po’ in tutti i settori a causa della crisi economica e si cercherà  di spendere meno e meglio nelle attività di marketing. Ma <strong>fare promozione nel momento di crisi è l’operazione più importante</strong> che ogni marketer deve fare per far decollare il business dell’azienda.</p>
<p>2.  <strong>Internet</strong> per sua natura <strong>è diventato il principale canale</strong> <strong>in cui i consumatori cercano le informazioni </strong>circa i prodotti che vogliono acquistare.</p>
<p>3.  Le statistiche confermano che i siti maggiormente utilizzati sono stati, nel dicembre 2008, i <strong>motori di ricerca</strong> con l&#8217;80% dei navigatori</p>
<p>4. Il web sta diventato il luogo più importante in cui i <strong>consumatori finalizzano i loro acquisti</strong></p>
<p>5. Internet permette di <strong>misurare effettivamente i ritorni dell&#8217;investimento</strong> in modo molto dettagliato. Vi è mai capitato di sapere, a fronte di un investimento in Campagne Pubblicitarie Tradizionali ( affissione di cartelloni pubblicitari 6&#215;3 ad esempio),  il numero di utenti che sono diventati vostri clienti?</p>
<p>6. I <strong>social media</strong> (facebook, plaxo, twitter, etc) sono diventati il miglior canale promozionale per i prodotti e servizi B2C con target i giovani. Basti pensare ai 4 milioni di iscritti su Facebook <span> </span>solo in Italia con età non superiore ai 40 anni.</p>
<p>Detto ciò credo proprio che affidandosi a professionisti che sappiano scegliere al meglio la strategia in base al budget e al target di riferimento il 2009 sul web può solo essere un ottimo schiaccia crisi dalle nostre aziende&#8230;.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-117" title="twitter_logo" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/02/twitter_logo-300x110.jpg" alt="" width="184" height="67" /> <img class="alignnone size-medium wp-image-118" title="logo_facebook" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/02/logo_facebook-300x112.jpg" alt="" width="186" height="69" /></p>
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		<title>Black-out Google di 40 minuti</title>
		<link>http://www.angelogiuffrida.it/2009/02/01/black-out-google-di-40-minuti/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 16:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Google, il motore più utilizzato al mondo, è rimasto fuori uso per circa 40 minuti, mettendo in allarme tutta la rete. Effettuando una ricerca sul sito di Mountain View, sia in Italia che nel resto del mondo, ogni risultato veniva indicato come potenzialmente dannoso e, se si decideva di proseguire comunque, l&#8217;utente veniva indirizzato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/02/google-1625-charleston-road.jpg"><img class="size-medium wp-image-104 alignleft" title="google-1625-charleston-road" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/02/google-1625-charleston-road-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a>Google, il motore più utilizzato al mondo, è rimasto fuori uso per circa 40 minuti, mettendo in allarme tutta la rete. Effettuando una ricerca sul sito di Mountain View, sia in Italia che nel resto del mondo, ogni risultato veniva indicato come potenzialmente dannoso e, se si decideva di proseguire comunque, l&#8217;utente veniva indirizzato a una pagina che lo invitava a riprovare più tardi perché il sito poteva presentare dei contenuti dannosi per il computer (malware).</p>
<p class="MsoNormal">
<p><strong>«È stato un errore umano» </strong>ha spiegato dopo alcune ore Google (<a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/01/this-site-may-harm-your-computer-on.html">http://googleblog.blogspot.com/2009/01/this-site-may-harm-your-computer-on.html</a>), per voce della vice presidente Marissa Mayer. Sul blog del motore di ricerca, è stato pubblicato un «post» con le spiegazioni e le scuse dell&#8217;azienda. «Il messaggio comparso nel periodo in questione (<em>tra le 15,30 e le 16,25 di sabato, ndr</em>) che indicava qualunque link risultato di una ricerca come sospetto e a rischio di contenere materiale pericoloso è stato chiaramente un errore. Quel messaggio compare solo per i siti che vengono dichiarati effettivamente a rischio dopo un controllo accurato da parte di una organizzazione non-profit, StopBadware.org, e la lista, proprio per la sua delicatezza la lista dei siti a rischio viene gestita manualmente e non dalle macchine».</p>
<p class="MsoNormal">Nessun problema con gli algoritmi, bensì un semplice errore umano. Il motore di ricerca lavora infatti insieme a un ente no-profit, il già citato stopbadware, i cui dipendenti compilano delle lunghe liste di siti pericolosi, in base alle segnalazioni di varie fonti. L&#8217;ultimo aggiornamento di questa lista, ricevuto in mattinata (nel pomeriggio in Italia), non è stato correttamente processato e ha portato il motore a considerare tutti i siti come potenzialmente pericolosi, invece di limitarsi a quelli segnalati da stopbadware. Il momentaneo &#8220;guasto&#8221; che ha investito il motore di ricerca non ha interessato i tanti altri servizi del sito come Gmail o i Gruppi. Le News erano invece già state al centro di alcune segnalazioni da parte di utenti americani nei giorni scorsi, che lamentavano difficoltà nell&#8217;accesso, e prontamente sistemate.</p>
<p class="MsoNormal"><script type="text/javascript"><!--
&lt;! 
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// &gt;
// --></script><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --><br />
In pochi secondi la notizia ha fatto il giro del mondo e sul servizio di microblogging Twitter, (<a href="http://search.twitter.com/search?q=google">http://search.twitter.com/search?q=google</a>) centinaia di utenti hanno segnalato lo stesso problema da ogni parte del pglobo. Adesso che il problema è stato risolto si attendono le spiegazioni ufficiali dal Googleplex e già iniziano i processi, per la prima volta mostratasi vulnerabile nel suo core business.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Ecco cosa presentava la ricerca della parola “windows” durante il black-out. Siamo tutti d’accordo che Windows non è perfetto…però……</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/02/3241558528_0542e73bd0_o1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-110" title="google-windows-microsoft" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2009/02/3241558528_0542e73bd0_o1.jpg" alt="" width="500" height="258" /></a></p>
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		<title>Costa &#8220;appena&#8221; 900 miliardi l&#8217;anno internet in Ufficio</title>
		<link>http://www.angelogiuffrida.it/2008/12/29/costa-appena-900-miliardi-lanno-internet-in-ufficio/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 23:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Uno studio condotto in America, stabilisce che l&#8217;utilizzo di internet in ufficio, causa ogni anno una m
ancata produttività pari a 900 miliardi di dollari solo nel territorio degli USA.
Sotto accusa le e-mail, la navigazione in rete, gli feed Rss, gli instant messenger e tutti i dati che arrivano sulle scrivanie e sui computer dei dipendenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2008/12/vignette_divertenti_ufficio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-96" title="vignette_divertenti_ufficio" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2008/12/vignette_divertenti_ufficio-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>Uno studio condotto in America, stabilisce che l&#8217;utilizzo di internet in ufficio, causa ogni anno una m<br />
ancata produttività pari a 900 miliardi di dollari solo nel territorio degli USA.</p>
<p>Sotto accusa le e-mail, la navigazione in rete, gli feed Rss, gli instant messenger e tutti i dati che arrivano sulle scrivanie e sui computer dei dipendenti delle aziende, distogliendo la loro attenzione dai compiti che stanno svolgendo e portandoli quindi a interrompere di continuo il lavoro.<br />
Per arginare il fenomeno, molte aziende stanno adoperando forti misure restrittive alle connessioni, in modo da ridurre al massimo la possibilità di attività non &#8220;aziendali&#8221;.</p>
<p>Lo studio aggiunge che in media vengono &#8220;bruciate&#8221; circa otto ore la settimana della prosuttività di ogni singolo dipendente.</p>
<p>Alla luce del fatto che questo studio è stato condotto in America su un campione di aziende americane, immagino proprio che l&#8217;entità del problema in Europa e soprattutto in Italia possa essere solo più alta.</p>
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		<title>Come guadagnare 100 mila dollari all&#8217;anno postando video su YouTube!</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 19:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[ Sembra il titolo di una storia di fantascienza targata nuovo millennio, invece è solamente la storia di un giovane trentatreenne americano, tale Michael Buckle, che da qualche anno ha iniziato a postare video su YouTube «Fare soldi - confessa - è l’ultima cosa a cui avrei pensato».
Milioni di persone, come Michael, ogni giorno creano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="allinea_sx" title="michael-buckley" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2008/12/michael-buckley.jpg" alt="" width="86" height="129" /> Sembra il titolo di una storia di fantascienza targata nuovo millennio, invece è solamente la storia di un giovane trentatreenne americano, tale Michael Buckle, che da qualche anno ha iniziato a postare video su YouTube «Fare soldi - confessa - è l’ultima cosa a cui avrei pensato».</p>
<p>Milioni di persone, come Michael, ogni giorno creano e “postano”video per puro divertimento, senza guadagnare un soldo. Alcune centinaia, invece, sono entrate in un nuovo programma ideato dall&#8217;azienda di San Bruno, in California, che consente agli utenti di diventare &#8220;partner&#8221;. E di guadagnarsi da vivere con il lavoro che non c’era.</p>
<p>I “partner” praticamente si vedono aggiungere spot pubblicitari ai loro video e si vedono gonfiare il conto in banca in base al numero di utenti che vedono il video, infatti l&#8217;accordo prevede una ripartizione degli introiti tra il proprietario e YouTube. Il segreto sta nel creare contenuti che vengono poi visualizzati da milioni di utenti, proprio come è avvenuto a Michael che ogni settimana posta tre video di tre scenette comiche di cui è il protagonista.</p>
<p>La notizia più rilevante è che solo il 3% dei video presenti su YouTube è “postato” da partner, infatti il restante 97% viene messo in rete da utenti comuni, che nella maggior parte dei casi non detiene i diritti alla pubblicazione e questo obbliga YouTube a non aggiungere spot.</p>
<p>Questa rappresenta una delle grandi storie di successo che la grande rete ha permesso negli ultimi anni, vi faccio solamente presente che Michael Buckle due anni addietro non possedeva neanche una connessione ad Internet.</p>
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		<title>Google cerca corsie preferenziali&#8230;..</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 20:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; di oggi la notizia che il colosso informatico di Mountain View,  nella Silicon Valley, ha diffuso sulle principali testate di settore: Google chiede che le sia concessa una &#8220;corsia preferenziale&#8221; tra le strade di internet al fine di evitare spiacevoli abbassamenti della qualità dei servizi da loro erogati.
Tutto ciò sembra andare parecchio in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="allinea_sx" title="FILE BRITAIN GOOGLE YAHOO PARTNERSHIP" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2008/12/google.jpg" alt="" width="230" height="158" />E&#8217; di oggi la notizia che il colosso informatico di Mountain View,  nella Silicon Valley, ha diffuso sulle principali testate di settore: Google chiede che le sia concessa una &#8220;corsia preferenziale&#8221; tra le strade di internet al fine di evitare spiacevoli abbassamenti della qualità dei servizi da loro erogati.</p>
<p>Tutto ciò sembra andare parecchio in contrasto con le politiche che hanno, fino ad oggi, accompagnato la storia dell&#8217;Azienda guidata da Larry Page e compagni, infatti da sempre si sono battuti per dimostrare che la rete è  sistema aperto a tutti, portando avanti l&#8217;idea della cosidetta &#8216;network  neutrality&#8217;, la neutralità della rete.</p>
<p>Tuttavia esprimono i loro dubbi sul fatto che I collegamenti internet, anche quelli veloci a fibre ottiche, funzionano esattamente come un&#8217;autostrada, aperta al traffico, ma con momenti di ingorgo. E&#8217; quindi come se Google chiedesse una corsia preferenziale, che nessuna altra automobile sarebbe autorizzata (o in grado) di percorrere.</p>
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		<title>I primi quarant&#8217;anni del Mouse</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 20:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>

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		<category><![CDATA[Ibm]]></category>

		<category><![CDATA[Information Tecnology]]></category>

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		<category><![CDATA[Mouse]]></category>

		<category><![CDATA[Steven Jobs]]></category>

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Acrocronimo di «Manually Operated User Selection Equipment» (strumento di selezione manuale dell’utente) o di «Machine Operator’s Unique Spotting Equipment» (strumento unico di individuazione dell’operatore di computer), erano queste in principio le motivazioni che hanno dato il nome ad una delle invenzioni che hanno rivoluzionato il mondo dell&#8217;informatica e non la somiglianza con il simpatico animale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="allinea_sx" title="mouse-di-engelbart" src="http://www.angelogiuffrida.it/wp-content/uploads/2008/12/mouse-di-engelbart-300x201.jpg" alt="1968: il mouse di Engelbart, è squadrato e ha due grandi rotelle per captare il movimento." width="230" height="155" /></p>
<p>Acrocronimo di «Manually Operated User Selection Equipment» (strumento di selezione manuale dell’utente) o di «Machine Operator’s Unique Spotting Equipment» (strumento unico di individuazione dell’operatore di computer), erano queste in principio le motivazioni che hanno dato il nome ad una delle invenzioni che hanno rivoluzionato il mondo dell&#8217;informatica e non la somiglianza con il simpatico animale, anche se ad oggi i nuovi &#8220;mouse&#8221; sembrano sempre più assomigliare al caro topolino.</p>
<p>Era il <strong>9 dicembre del 1968</strong> quando <em>Douglas Engelbart</em> dello Stanford Research Institute lo presentò a un gruppo di esperti di computer, cercando di spiegar loro che era possibile entrare dentro un documento e modificarlo con l&#8217;ausilio di tale oggetto.Il vero propulsore della sua diffusione fu il ben noto <strong>Steven Jobs</strong>, fondatore poi della <strong>Apple</strong>, talent scout dell’informatica, che da comune dipendente della Xerox e lo inserì all&#8217;interno del lancio di <em>&#8220;Lisa&#8221;</em>, il primo personal computer con un mouse monotasto, seguito poi da Ibm e Microsoft.</p>
<p>A 40 anni dalla sua invenzione ha vissuto tutte le ere dei personal computer, prima completato da una sferetta di scorrimento, poi incorporato nel personal computer, prima a sfera, poi supersensibile al tocco, sembra scontato chiedersi se il mouse sia destinato a scomparire nell’era del <em>touch screen. </em></p>
<p><span>A voi l’ardua sentenza…</span></p>
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